Marchio ed olfatto.

“Buongiorno, la sottoporrò a un esame della vista, poi dell’udito, per accertarmi che sia tutto a posto.- E l’olfatto, dottore? Non controlla l’olfatto?”, scriveva Jeanne Dorè in un editoriale di Nez. Certo, non deve averlo scritto ai tempi del Covid… L’olfatto, effettivamente, condiziona la nostra esistenza sin dalla nascita. 

La mappa dei miei ricordi è costellata di profumi. L’odore polveroso della farina del forno sotto la mia prima casa, il cuoio della valigia di mio papà, che respiravo quando lo attendevo sull’uscio e lo abbracciavo mirando al collo ma, dal basso dei miei 5 anni, incontravo le gambe e la valigia, la vaniglia che mi ha aperto la finestra sulla pasticceria francese.

Spesso, i profumi fanno capolino nei romanzi (come quello della madeleine di Proust in Alla ricerca del tempo perduto) o sono la scintilla che innesca il processo creativo (Bottura, del ricordo del profumo del panino alla mortadella,  ne ha fatto un piatto assurto ad uno dei simboli della sua cucina).

Probabilmente e fortunatamente non esiste (esiste?) un profumo che sia in grado di mettere d’accordo tutti i nasi, i gusti personali variano non poco: penso a Philippe Starck che in un’intervista pare abbia dichiarato che un odore cui non rinuncerebbe mai è quello delle ascelle di sua moglie Jasmine.

Il marketing ha subodorato da tempo il potere dell’olfatto e  sono diversi i brand che stanno creando signature scents, utilizzate per rendere memorabile la customer experience. Questi profumi, i quali permettono ai nostri recettori di associarli al brand in questione, sono in qualche modo tutelabili come segno distintivo e, quindi, registrabili come marchio?

La risposta è nì. In teoria, sarebbe possibile, nella pratica no o, meglio, non ancora.

Sarebbe astrattamente possibile perché, dal 2017 nell’Unione Europea e dal 2019 in Italia, il marchio, nella richiesta di registrazione, non deve essere più rappresentato graficamente ma solo in maniera chiara e precisa. 

Non esiste, però, ad oggi una tecnologia che soddisfi i requisiti di rappresentazione richiesti dall’Ufficio italiano e dell’UE che ricevono le domande di marchio. La legge non permette il deposito di campioni a tali fini e la rappresentazione tramite formula chimica non è ammessa perché solo gli esperti in chimica riconoscerebbero l’odore in questione in una tale formula.